Il territorio denominato Roero è situato sulla riva sinistra del Tanaro, tra la pianura di Carmagnola e le basse colline dell’Astigiano. E’ un territorio decisamente recente se analizzato da un punto di vista geologico, nonostante lo zoccolo cristallino sulla quale si appoggia risalga ad un epoca molto antica.

130 milioni di anni fa il Roero faceva parte del fondale di un mare interno, il Golfo Padano. La sedimentazione dei detriti, spostati e trasportati dalle correnti marine che erodevano le montagne circostanti, ha dato origine ai suoi terreni che emersi hanno formato le meravigliose colline del Roero, circa 2-3 milioni di anni fa.

La grande friabilità delle terre di origine marina portò – tra i 220.000 e i 150.000 anni fa – ad una progressiva erosione che spostò il percorso del Tanaro da Nord a Est, separando il territorio delle Langhe da quello del Roero. Questo processo è chiamato dagli studiosi “Cattura del Tanaro” e diede origine alle Rocche: sabbiose guglie e profonde voragini che segnano lo spartiacque tra vecchia e nuova vallata del Tanaro e che tagliano il territorio da sud-ovest a nord-est, da Pocapaglia a Montà, dividendo i suoli continentali da quelli di origine marina, dove la vite trova le sue condizioni ideali.

Fu così che prese forma, sulla riva sinistra del fiume Tanaro, il territorio del Roero: un territorio segnato dall’eco delle antiche vestigia marine, con un terreno sabbioso, ricco di reperti fossili e conchiglie appartenenti a un lontano passato.

Oggi le “Rocche” arricchiscono e caratterizzano il delizioso paesaggio del Roero, un territorio unico fatto di borghi arroccati sui crinali delle colline, verdi distese di frutteti, vigne, torri, castelli e chiese nei campi e sulla sommità dei brich.

Il nome deriva dall’omonima famiglia dei Roero, un’antica e potente casata astigiana che per molti secoli dominò le piane e le colline locali. Prima dei Roero però, le colline e le strade sulla riva sinistra del Tanaro assistettero nel corso dei secoli all’arrivo dei Liguri, alla colonizzazione romana (molte le “ville rustiche” e le tenute fondiarie vitivinicole od artigianali), alle scorribande degli eserciti francesi e imperiali e agli scontri fra i feudatari locali, fino al predominio dei Savoia.

Queste vicende hanno segnato in modo inequivocabile il territorio, influenzando anche l’arte nel corso dei secoli. Non casuale, ad esempio, è la scelta dei santi che adornano gli interni delle chiese: potenti taumaturghi invocati per scongiurare pestilenze e proteggere la natalità in tempi difficili, come nel caso della Cappella di San Servasio a Castellinaldo d’Alba o degli Affreschi della Madonna del Buontempo ora conservati presso la Sala di rappresentanza del Comune di Ceresole d’Alba.

Così come non fu casuale la scelta dei “luoghi alti” per costruire antiche fortificazioni a controllo delle colline o per rimarcare il proprio potere, spirituale o temporale. È notevole ancora oggi il numero di fortificazioni, torri e castelli sparsi per il territorio, insieme alle chiese nelle Villae ed alle cappelle campestri: asilo e protezione per i pellegrini che percorrevano le strade e i sentieri del Roero insieme ai commercianti, ai soldati, ai contadini ed ai briganti. Le stesse strade e sentieri che possiamo percorrere noi oggi, alla scoperta di un passato artistico complesso e straordinario.

Il Roero offre, più di altre zone, la possibilità di passare nell’arco di pochi chilometri da un paesaggio all’altro, intercettando aspettative, esigenze e interessi turistici molto ampi ed in forte crescita. A completamento di questo paesaggio così variegato, sorgono piccoli centri storici con altrettante testimonianze di architettura minore, che costituiscono un unicum, espressione di un genius loci irripetibile e fortemente legato alla tradizione religiosa.

Soprattutto dai trascorsi anni ’80 la zona è stata oggetto d’importanti studi storici e naturalistici (Baldassarre Molino, Renato Freisa, Renato Bordone, Luciano Bertello, Oreste Cavallo, Franco Rota ed altri). Per quanto concerne il considerevole patrimonio artistico, si devono a Walter Accigliaro ricerche e varie pubblicazioni notevoli, dal libro “Antichi Affreschi del Roero” del 1991 al volume “Roero. Patrimonio Artistico” del 2009, ed altri saggi successivi.