Santa Vittoria d’Alba

Oratorio della Confraternita di San Francesco d’Assisi

La Passione di Cristo, fra narrazione popolare e tradizione sacra, in un racconto emozionante lungo oltre trenta metri

L’Oratorio della confraternita di San Francesco d’Assisi a Santa Vittoria d’Alba racchiude un prezioso ciclo di affreschi del 1490-92, meravigliosamente unico nel panorama locale: il racconto profondamente intenso della Passione di Cristo, sviluppato in un totale di 34 metri, suddiviso in diciannove scene di bellezza rara.

Oratorio della Confraternita di S. Francesco d’Assisi
Via Roma 1, 12969 Santa Vittoria d’Alba (CN)

GPS: 44.696270, 7.933970

IL ROERO DA SCOPRIRE

Oratorio della confraternita di San Francesco d’Assisi

La Passione di Cristo, fra narrazione popolare e tradizione sacra, in un racconto emozionante lungo oltre trenta metri

L’Oratorio della confraternita di San Francesco d’Assisi a Santa Vittoria d’Alba nacque anticamente come casa civile, e fu in seguito assunta a sede della confraternita “Sancti Spiritus De Sancta Uitoria”.

L’edificio sacro racchiude un prezioso ciclo di affreschi a tema della Passione di Cristo, che stupisce per rarità nel panorama locale. L’impatto emozionale è spesso intenso, con ben diciannove scene della Passione di Cristo (alcune solo parzialmente visibili) che si sviluppano per oltre 34 metri su tre lati della navata unica.

L’edificio è a pianta rettangolare, con un’abside semi-prismatica irregolare posta a nord. Nel lato meridionale è presente un campanile a base quadrata, un tempo torre difensiva della “Porta Solani”. Dall’Oratorio della confraternita di San Francesco d’Assisi proviene l’ancora con un dipinto della bottega di Macrino d’Alba (circa 1535), da tempo collocato nella parrocchiale di Santa Vittoria d’Alba.
L’ingresso dell’edificio è posto lateralmente a Oriente, fatto strano e peculiare per una chiesa di quel periodo. Dalla porta d’entrata si ammira subito di fronte la scena della Crocifissione di Cristo, maestosa ed emozionante.

LA PASSIONE DI CRISTO (circa 1490-1492)

Nel ciclo dell’Oratorio della confraternita di San Francesco d’Assisi si possono osservare gli apporti esecutivi di più pittori. Senz’altro fu un’opera “mastodontica” e impegnativa, che richiese all’epoca l’intervento di una bottega capace. Tale condizione ha determinato alcune disparità e dissonanze fra i personaggi salienti e i gruppi di figure, o tra i protagonisti e l’ambientazione storica.

L’intero ciclo fu dipinto intorno all’ultimo decennio del XV secolo ed entro il primo del secolo successivo. Tuttavia, in molte delle scene sono presenti ritocchi posteriori.

Il tema della Passione di Cristo e in particolare della “Via Crucis”, originariamente propagata proprio dai francescani, è senz’altro uno dei più importanti dell’iconografia cristiana. Trae spunto da molte fonti: si va dai racconti evangelici canonici ai Vangeli apocrifi, passando per le leggende popolari e le sacre rappresentazioni medievali. In particolare queste ultime hanno arricchito la narrazione di particolari, episodi e personaggi anche coloriti e popolari, formando un vivace e folkloristico racconto religioso, ad uso e consumo di larghe fasce della popolazione meno istruite o anche analfabete.

Nel caso di Santa Vittoria d’Alba, la sequenza del sacro dramma si compone di aneddoti presenti nelle narrazioni di più Evangelisti, mescolandosi con storie tratte dai Vangeli apocrifi. Matteo, Luca e Giovanni sono i tre Evangelisti di riferimento, miscelati e alternati ad apporti scenici presenti nelle sacre rappresentazioni dell’epoca. L’identità del frescante titolare della bottega non è nota.

1 Entrata Messianica di Gesù in Gerusalemme

Il primo riquadro è decifrabile solamente grazie ad un frammento in cui si scorge un volto, una mano nell’atto della benedizione e un asinello. Lo stato di conservazione non è ottimale, ma proprio grazie a ciò possiamo intuire in maniera migliore lo stile originario della bottega che operò in San Francesco.
Il volto del Cristo ha tratti delicati ed esprime dignità e nobiltà, come d’altronde nel resto del ciclo, in contrasto con il realismo in cui sono più profondamente radicati gli altri personaggi.

2 L’Ultima Cena

In questa rappresentazione dell’Ultima Cena, i discepoli sono radunati intorno ad un tavolo ellittico, un elemento di sicura particolarità iconografica: si pensi ad altre rappresentazioni dell’episodio con gli Apostoli tutti su un lato di tavoli rettangolari o a forma di tau.
Nella porzione giunta sino a noi riusciamo a scorgerne sei di spalle, avvolti in vesti notevolmente panneggiate, fra cui Giuda nell’atto di ricevere il boccone intinto dal Cristo.

3 La lavanda dei piedi

Anche qua, come nella seconda scena, si può riscontrare un particolare iconografico interessante: Gesù è chinato, laddove in altre rappresentazioni del medesimo episodio di epoca successiva risulta meno genuflesso.
Pietro è di fronte a lui, seduto: lo riconosciamo dalla barba canuta. Dietro Pietro altri due Discepoli, e dietro ancora gli altri nove. Fra tutti, riusciamo a riconoscere anche Giovanni: iconograficamente è sempre il più vicino al Cristo, poiché “il più amato”; inoltre, è anche il più giovane e ancora imberbe.

4 Giuda che vende Gesù ai gran sacerdoti

La scena del tradimento di Giuda è la più piccola della serie, e si trova sopra la porta di ingresso. Un ripiano con delle monete divide i personaggi, mentre Giuda sembra quasi digrignare i denti di fronte al Sinedrio. Notevoli i copricapi dei Sacerdoti, in uso nel Quattrocento.

5 L’agonia di Gesù al monte degli Ulivi

La Preghiera di Cristo nel Getsemani è molto deteriorata. L’autore ha deciso di seguire il racconto del Vangelo di Luca, poiché solo in esso è citato l’Angelo con il calice che troviamo nell’affresco. Altra particolarità, l’Angelo mostra una croce che s’intravede appena, presagio degli avvenimenti futuri. Nella parte inferiore, possiamo scorgere i due Discepoli addormentati.

6 Il bacio di Giuda

La sesta scena è molto spettacolare per l’ordinato schierarsi dei soldati in armatura quattrocentesca, che rende ancora più affascinante l’intensità descrittiva dell’episodio. I soldati in una fitta foresta di lance e picche paiono in attesa di ricevere il segnale per catturare Cristo, situato al centro con Giuda. L’equilibrio pittorico è mosso dall’azione di Pietro che sguaina la spada, come per interrompere l’inevitabile corso degli eventi.

7 Pietro colpisce all’orecchio Malco servitore del Sommo Sacerdote

La settima scena potrebbe riferirsi a Pietro che colpisce Malco, il servitore del Sommo Sacerdote, ferendolo all’orecchio. Purtroppo risulta completamente deteriorato.

8 Arresto e maltrattamenti di Gesù

Se le scene precedenti erano perlopiù statiche, l’ottava brilla per dinamismo: rappresenta la cattura del Cristo. Confrontiamola con la sesta scena e notiamo come l’immobilità precedente dei soldati sembra quasi esplosa con drammaticità in un groviglio di corpi, lance, forconi e armature strette intorno a Gesù. Egli tuttavia appare imperturbato in mezzo alla giungla di armigeri, in schiere progressive.
Con uno sguardo attento, possiamo notare alcuni ritocchi nei soldati in primo piano.

9 Gesù al Sinedrio, interrogato da Caifa

La scena di Gesù di fronte al Sinedrio interrogato da Caifa colpisce per la presenza di un oscuro fondale floreale e per l’ordine dei soldati raggruppati dietro al Cristo.
Si presume che sia allo stato originale solamente il lato sinistro, mentre la porzione destra ha subito evidenti rifacimenti e ritocchi nel corso dei secoli successivi: molto visibile ad esempio il tratteggio nero per accentuare il panneggio del Sacerdote, di cui apparentemente solo il volto rimane allo stato originario. Da notare il fondo scuro, caratterizzato da elementi floreali.

10 Rinnegamento di Pietro e flagellazione di Gesù alla colonna

Pietro che rinnega Gesù occupa una piccola porzione dell’affresco dedicato alla Flagellazione: due scene non così direttamente connesse nei Vangeli, ma qui poste in dialogo fra loro. Che sia per accentuarne il contrasto fra il tradimento in antitesi alla sofferenza messianica?
Di particolare nota la presentazione: una delle due scene è incorniciata da una finestra della stanza in cui avviene la flagellazione. Una delicata ancella punta il dito contro Pietro, mentre accanto a lei è raffigurato il gallo della profezia: nonostante le sue rassicurazioni, Pietro avrebbe tradito e rinnegato tre volte Gesù prima del canto del gallo mattutino.
Nella parte destra del riquadro notiamo Gesù legato ad una colonna, flagellato da tre torturatori. Nella porzione superiore un piccolo mistero: è presente un accenno di altre figure, forse presagio di ciò che sarebbe venuto, ossia Gesù bendato con un’aureola dorata e due carnefici.

11 Gesù coronato di spine e percosso sul capo

Solo la figura del Cristo bendato, incoronato di spine e percosso sul capo, è esente da rifacimenti. I corpi dei sei individui che lo dileggiano sembrano roteare sospesi nell’aria a causa di una ridipintura successiva. In primo piano uno dei sei si genuflette di fronte al Cristo, come a dileggiarlo. Nella porzione destra della scena i volti di due personaggi brillano per grottesco realismo.
Degno di nota il panneggio del Cristo, ben realizzato. Stranamente è di colore bianco, mentre nella tradizione evangelica è purpureo.

12 Gesù davanti ad Erode

L’apertura di una finestra seicentesca ha pregiudicato la fruizione di questa scena, interrompendo bruscamente la superficie, per ora indecifrabile. Sono visibili solo alcune gambe, forse un riferimento all’episodio di Gesù di fronte ad Erode.

13 Lavanda delle mani di Pilato

Anche in questa scena sono presenti due episodi distinti.
Il primo narra della presentazione di Gesù al popolo. La figura del Cristo è in parte coperta dalla calce, e accanto a lui doveva originariamente trovarsi Barabba. Una colonna molto esile lo separa da Pilato. Egli indossa un morbido mantello e un copricapo, ed è circondato dalla moglie che lo ammonisce e da altri due personaggi.
Sotto di loro vi sono due personaggi in armatura quattrocentesca, di spalle, nell’atto di fare dei cenni a Pilato. Accanto ai due soldati, altri due figure stringono una corda pronta per legare il condannato.
Notevole la resa del Cristo, probabilmente sempre opera del Maestro della bottega.

14 Salita al Calvario ed incontro con Veronica

La salita al Calvario è uno degli affreschi di più grande intensità dell’intero ciclo. Subito
balzano agli occhi i soldati, che con il loro marciare compatto accompagnano il Cristo. In secondo piano alcuni cavalieri preceduti da un araldo procedono in corteo, guidati dal suono di un corno, e seguiti dalla Madonna. Quasi alla guida del corteo, Gesù cammina legato alla sua Croce, mentre la Veronica gli viene incontro con il sudario in mano. L’episodio di Veronica è di derivazione apocrifa: non è presente nel canonico racconto di Luca, ma fu oggetto di sempre crescente devozione popolare dal Quattrocento in poi.
Sullo sfondo dell’affresco alcuni particolari interessanti: una cittadella medievale si staglia sul cielo plumbeo, mentre da un albero pende Giuda con il cuore straziato da un nero diavolo. Anche in questo caso il diavolo che strappa l’anima di Giuda è di derivazione popolare. In lontananza, alcuni soldati piantano le croci sul Golgota per i due ladroni.

15 Gesù inchiodato sulla Croce

La scena successiva rappresenta in maniera cruda Gesù che viene inchiodato sulla croce. Un masso nero appare in primo piano, attirando la nostra attenzione. Secondo il Vangelo di Luca la Crocifissione avvenne sul Golgota, dall’aramaico “Cranio”: forse per la forma sporgente di una piccola roccia sul terreno o perché tradizionalmente reputato il luogo di sepoltura di Adamo, da cui il cranio, ad esempio, presente nell’affresco di Ceresole d’Alba.
Purtroppo in questa scena è andata quasi completamente perduta la mano originaria dell’artista, a causa dei rifacimenti successivi.

16 Crocifissione

Di proposito situato di fronte all’ingresso, quest’affresco di notevole imponenza e drammaticità accoglie i visitatori offrendo una narrazione non cronologica di molti avvenimenti che si collocano prima, durante e dopo la morte del Cristo.

La scena è divisa in due grandi blocchi dalla Croce al centro: i gruppi di personaggi sembrano scandirsi in base a una peculiare simmetria in cui si alternano personaggi negativi (i soldati che trafiggono Cristo, che lo abbeverano con l’aceto o che se ne spartiscono le vesti) a personaggi positivi (la Madonna, la maddalena e il centurione dubbioso).

Sulla destra, un cavaliere si rivolge al Sommo Sacerdote, riconoscibile per il copricapo, indicando la Croce. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: «Veramente quest’uomo era giusto» (Luca 23, 47)
Gli astanti sembrano increduli: costui era davvero il Figlio di Dio? Il cielo carico di nubi oscure indica il compiersi della profezia.
Dietro i soldati s‘intravede una figura femminile: i particolari del volto sono insolitamente curati e delicati per quella porzione di dipinto, e fanno supporre che si tratti di un omaggio dell’autore ad un personaggio a lui molto vicino: la donna amata, una benefattrice vicina ai Disciplinanti o la stessa Santa Vittoria, poi ritratta nella pala d’altare.
Tre soldati litigano con rabbia mentre si contendono la tunica “tutta d’un pezzo”, che simboleggia l’unità della Chiesa.

Al centro sorge la croce di Cristo, e un soldato porge una canna con la nota spugna imbevuta d’aceto: in questo momento, Gesù non è ancora morto. Accanto al Cristo, le croci dei due ladroni sono poste in simmetria, e parzialmente nascondono alla vista la rappresentazione di una città sullo sfondo, Gerusalemme. Il ladrone sulla destra ha un diavoletto di gusto nordico che gli estrae l’anima dalla bocca.

Sulla sinistra, un soldato a cavallo trafigge il costato di Cristo con la lancia – in questo momento la morte è sopraggiunta. Un gruppo di armati assiste al supplizio. Con grande e drammatica intensità Maria sviene sorretta da Giovanni e dalle pie donne. Il quartetto ai piedi della Croce possiede una delicata qualità pittorica che è vicina al Gotico cortese ed ai modi franco-provenzali. Maria Maddalena, in primo piano, abbraccia con dolore ed affetto la Croce.

17 Deposizione dalla Croce

A sinistra, di spalle su una scala, Giuseppe d’Arimatea sta calando il Cristo dalla Croce. Sulla destra della scena, le pie donne sono con l’apostolo Giovanni. La Madonna ai piedi della Croce tende le mani verso Gesù.
Da notare sullo sfondo la Gerusalemme celeste e la presenza di due scale appoggiate alla Croce.

L’affresco che descrive l’episodio della Deposizione appare purtroppo molto deteriorato e la qualità è inferiore rispetto alle precedenti scene. Il corpo del Cristo è innaturale, e la figura che lo sorregge è caratterizzata da una notevole rigidità.

18 Compianto su Cristo morto nel Sepolcro

La diciottesima scena è tratta dal Vangelo di Matteo, e racconta di quando le pie donne e la Madonna stettero sedute di fronte alla tomba. Fra la calce che purtroppo ricopre il dipinto s’intravede il corpo di Gesù, mentre le donne lo avvolgono in un drappo bianco. Secondo la tradizione, la preghiera per i defunti è una delle sette opere di misericordia spirituali, così come la sepoltura è una delle sette opere di misericordia corporali.
Anche qua sullo sfondo si nota la Gerusalemme celeste.

19 Cristo risorto nel Sepolcro

L’ultima scena raffigura Cristo risorto nel Sepolcro, ma è quasi completamente indecifrabile. Si tratta di una porzione venuta alla luce dopo la rimozione del pulpito ligneo settecentesco, ora spostato nella parte absidale. S’intravede solamente un frammento con un soldato stupito, quasi scioccato dallo straordinario evento in atto.

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